Che fine ha fatto il referendum anti-UE in Austria?

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Che fine ha fatto il referendum anti-UE in Austria?

Aprile 28, 2016 - 22:56
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Alla fine, si tiene il referendum sulla permanenza del paese alpino nell'Unione Europea richiesto da più di cinquantamila cittadini?

Sebastiaan Ter Burg

Fanno scalpore in questi giorni le notizie della costruzione di un muro anti-immigrazione al Brennero e la lo straordinario risultato del Partito della Libertà alle elezioni presidenziali in Austria.

Un segnale forte contro le politiche dell’Unione Europea si è sollevata nel piccolo paese alpino. Già, quest’estate in Austria 261159 cittadini hanno firmato una petizione per chiedere un referendum sulla permanenza del loro paese nell’Unione Europea. Che fine ha fatto questa richiesta?

L’iter per le cosiddette “Volksbegehren” (petizioni popolari) richiede che, una volta raccolte le firme, la proposta sia votata dal Parlamento durante una seduta pubblica. Per la petizione sull’uscita dall’Unione Europea, la votazione è stata fissata il 27 gennaio 2016. Dopo la discussione (che si può vedere in riassunto qui), i parlamentari hanno impedito al popolo austriaco di esprimersi su questa importante questione. Gli unici voti a favore di una consultazione popolare sono stati quelli del Team Stronach (partito leggermente euroscettico di centrodestra), i tre deputati indipendenti e il Partito della Libertà. Quest’ultimo è lo stesso che oggi è contestato nel resto d’Europa per le sue posizioni anti-migranti.

Se la politica diventa elitaria e snobba il popolo (in Italia, ne sappiamo qualcosa) e, oltretutto, rifiuta di mettere in discussione le costruzioni passate, essa non può che esasperare il conflitto sociale e la rabbia. Nonostante questa evidenza, si continua a non prendere atto della volontà popolare. La conferma arriva dai commenti che i rappresentanti dell’Unione Europea hanno fatto in seguito al referendum nei Paesi Bassi, con il quale i cittadini olandesi hanno bocciato l’accordo commerciale fra Ue e Ucraina. Infatti, la Commissione Europea ha fatto sapere che: “l’accordo con l’Ucraina è stato ratificato da 27 Stati membri e dal parlamento Ue” e che la sua entrata in vigore in via provvisoria dall’inizio 2016 è avvenuta “per decisione del Consiglio con il supporto di tutti i 28 Stati membri e su questo non ci sarà impatto.” Insomma, un modo diplomatico per affermare che il voto di più di 2 milioni e mezzo di cittadini non conta.

Ancora una volta, l’Unione Europea si dimostra una tecnocrazia che ha paura delle consultazioni popolari.

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