Come stanno davvero le cose in Grecia

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Come stanno davvero le cose in Grecia

Settembre 27, 2013 - 15:42
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Tanto per cambiare il web in Italia si intasa di notizie mistificate e di vere e proprie menzogne, per importare e liberare il virus contagioso della strategia della tensione. Il continuo processo di condivisione e ri-editazione dei contenuti in rete comporta spesso l’abnorme rischio di imbattersi nello stravolgimento dei fatti o dei contenuti, per cui è sempre consigliabile risalire alle fonti e verificare la veridicità di quanto si legge.

Ieri ad esempio, in poche ore sono circolate queste informazioni in rete:

1) Milioni di Greci scioperano/manifestano in piazza ad Atene da 9 giorni;

2) La Grecia chiude le università;

3) Colpo di stato in Grecia ordito da Alba Dorata;

4) Potente bomba esplosa presso l’edificio del fisco ad Atene

Difficile risanare una disinformazione tanto distorta e strumentale (oltre che strumentalizzata), tuttavia è bene chiarire cosa è avvenuto e sta avvenendo in Grecia in modo da impedire a partiti e politicanti di stiracchiare i fatti a proprio piacimento, portando così a spasso il popolo bue (come già avvenuto in maniera massiccia con il falso mito dell’Islanda e più recentemente con la situazione in Ungheria).

Innanzitutto non ci sono milioni di Greci a manifestare da giorni: è una colossale menzogna. Su circa 11 milioni di abitanti, se ce ne fossero almeno 20 mila in piazza sarebbe un successo, dal momento che – come ho avuto modo di costatare anche personalmente – pure nelle occasioni più importanti, con scioperi generali o manifestazioni particolarmente rilevanti, a sfilare ci sono poche migliaia di persone (5-10 mila al massimo), divise, frammentate e talvolta addirittura rancorose le une verso le altre. Le terapie dello shock, come spiega bene Naomi Klein, servono anche a questo, ossia a disinnescare totalmente un popolo ridotto alla fame. Per tutti gli Italiani quindi che pensano che si stia ancora troppo bene qui per poter avere proteste e manifestazioni di massa, quando non addirittura arrivare all’innesco di una vera e propria rivoluzione, è bene si sappia che in Grecia il cosiddetto ceto medio è stato spazzato via, annientato; oltre un quinto dei Greci vive al di sotto della soglia di povertà mentre il tasso di disoccupazione generale sfiora il 28% e quella giovanile arriva attorno al 65%. E nonostante tutto ciò, i Greci non scendono in piazza, ma anzi se ne allontanano, piegati e ripiegati su se stessi da una situazione che, nonostante il vergognoso silenzio dei media italiani, è da tempo invivibile per la maggioranza del popolo ellenico.

In secondo luogo, come ho scritto oltre un anno fa in “La guerra dell’Europa” e come ho avuto di riprendere più recentemente nel libro “Liberarsi dalla dittatura europea”, i continui tagli all’insegna dell’austerity - tanto decantata come ‘soluzione’ da questa trappola europea – hanno costretto alla chiusura oltre 2000 istituti scolastici. Non c’è quindi da meravigliarsi se il consiglio dei Rettori decide di chiudere l’Università Capodistriana di Atene o se chiude anche il Politecnico della capitale. C’è da meravigliarsi se qualcuno negli articoli gioca al ‘più uno’, sostenendo che chiudono tutte le università e su decisione dello stato. Che senso ha aggiungere del discredito a una notizia già di per sé tanto grave? Che bisogno c’è di aggiungere qualcosa di non corretto alle profonde e innegabili responsabilità di un governo e di una larga parte del parlamento greco allineati ai diktat europei?

Infine, in merito al colpo di stato e all’ordigno esplosivo presso l’ufficio del fisco, tratto le due cose congiuntamente perché le considero parte di una medesima strategia: alimentare il panico fra la gente, per cui ogni misura, ogni provvedimento, ogni intervento (eventualmente anche di forze di mercenari come gli ex Blackwater o intergovernative come l’Eurogendfor) può essere legittimato e alla fine accettato dalla popolazione. Sull’ordigno, ne dà notizia la Reuters tedesca, scrivendo che nessuno ha dichiarato la paternità del gesto e che un ufficiale di polizia che ha richiesto l’anonimato ha precisato che si trattava di una bomba artigianale con pochissima quantità di esplosivo. Per di più, l’area era stata evacuata e messa sotto protezione dalla forze di sicurezza poiché una telefonata anonima avrebbe avvertito 30 minuti prima che sarebbe esploso il piccolo ordigno. Che senso ha tutto ciò? Semplice: serve per poter additare come gruppi di guerriglia urbana quelli che non si sono arresi e che ancora protestano e agiscono contro i propri aguzzini, genericamente assunti dalla Reuters come ‘gruppi anarchici’ o ‘sovversivi arrabbiati per la crisi finanziaria in Grecia’ (un po’ come sta succedendo in Italia con i quanti lottano per la difesa del proprio territorio contro l’inutile e dannoso TAV).

Rispetto al colpo di stato, vi è notizia di un gruppo attivo su Facebook che ha invitato il governo a dimettersi, proponendo un governo di giudici che dovrebbero urgentemente indire le elezioni politiche alle quali non dovrebbe essere permesso l’accesso a coloro che hanno votato a favore del memorandum e delle misure dettate in sede europea. E si parla di colpo di stato...per alimentare uno stato emotivo che imprigiona la gente: la paura, il terrore.

Per quanto concerne questo argomento, lo scrittore e storico greco Nikos Klitseikas spiega in un articolo apparso sulla rivista Hot Doc il 26 settembre scorso quali siano le origini della strategia della tensione e come oggi siano quanto mai attuali e applicate. “L'espressione è stata coniata e introdotta nella storiografia nel dicembre 1969 dal settimanale britannico The Observer , dopo la sanguinosa strage di Piazza Fontana , con la bomba presso la Banca dell’Agricoltura di Milano, fatto che ha appunto aperto la strada alla "strategia della tensione". Questa è avvenuta per mezzo di “una evoluzione della rete Stay Behind della NATO sviluppata dopo la seconda guerra mondiale”.

Oggi in Grecia, secondo Kleitsikas, il fronte a favore dell’Europa e del memorandum imposto da BCE, Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale, rilancia in Grecia la “ strategia della tensione" , con lo scopo di mantenere al potere gli attuali partiti e confermare l’atteggiamento verso la dittatura europea. Infatti, i recenti avvenimenti ellenici, culminati con l’uccisione di un giovane rapper anarchico, non sono casuali e, come spiega Kleitsikas, mirano a:

- far accettare ai cittadini un’ulteriore diminuzione dei diritti , allineando in nuove forme di consenso e collaborazione le forze anti-memorandum con gli attuali partiti al governo (come nel caso dell’atteggiamento ammorbidito verso le istituzioni europee e internazionali da parte della cosiddetta opposizione rappresentata da Syriza);

- far credere che la situazione sia talmente grave dal punto di vista della tensione politica da mettere in secondo piano la miseria del popolo greco. In parole povere dunque la strategia della tensione serve per tenere tutti buoni e zitti, rigorosamente allineati a favore di questa Europa, perché c’è il fantasma del nazi-fascismo che si aggira nel paese (lo stesso 'protocollo' è utilizzato in Italia: basta agitare la parola Berlusconi per ottenere un ricompattamento di forze del tutto prive di proposte e azioni concrete ma tant’è…così bisogna fare, sennò vince Berlusconi! Come se non fossero tutti insieme appassionatamente al governo del carrozzone italiota e al servizio della grande finanza internazionale.)

L'effetto di questa strategia in Grecia è evidente. Tutti rassegnati e ripiegati sulle proprie disgrazie: perdita del lavoro, perdita della casa, fame, povertà, mancanza di assistenza sanitaria, ecc… Tutti ciechi di fronte al più colossale e silenzioso colpo di stato che sia mai realmente avvenuto: quello con il quale la dittatura finanziaria europea, agitando l’arma del debito, ha già depredato (nel corso degli ultimi anni) la Grecia, le sue ricchezze e il suo popolo, oggi in larga parte ridotto in miseria, sotto una nuova forma di massiccia occupazione estera.

E l’Italia? Segue a ruota.

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